Leggere “Fotografia e inconscio tecnologico” di Franco Vaccari (massimo artista concettuale italiano) mi ha arricchito di nuovi punti di vista, mi ha tranquillizzato sul rapporto tra arte e fotografia, mi ha mostrato un’alternativa difficile e stimolante ma… mi ha confuso le idee (“Non è importante che il fotografo sappia vedere, perché la macchina fotografica vede per lui” gli ho sentito ribadire in un recente convegno).
Lettura e incontro sono serviti a ricordarmi che sperimentare è positivo e stimolante, perfino se a registrare le immagini è una cabina-fotografica automatica senza l’intervento dell’uomo al momento dello scatto.
È anche grazie a questa confusione positiva che ho deciso di continuare questa storia dei croppaggi multipli di scatti infiniti. Scatti infiniti ma non casuali, intendiamoci; d’accordo, per ora non infiniti (a voler essere pignoli); diciamo… molto grandi. Ma, insisto su questo, non casuali, casuali no: l’occasione la decidiamo noi, il momento pure, mentre osserviamo tanti attimi che stanno per svolgersi o che sono in atto.
Immortalati gli attimi, a posteriori, con calma e pazienza, con curiosità e piacere, avremo la possibilità di ricavarne immagini multiple, ognuna con una propria storia e un proprio significato.
Non un modo di scattare definitivo, ovviamente, solo un’opportunità in più, un’alternativa con cui fronteggiare grandi eventi, folle o paesaggi intricati.
L’abilità del fotografo sarebbe sempre al primo posto, unita all’esperienza, alle letture fatte, ai consigli ricevuti e all’improvvisazione pilotata, utilizzando comunque le potenzialità perlustrative e compositive acquisite.
No, non sarebbe il trionfo del caso.
Il caso c’entrerebbe tanto quanto c’entra nella vita di tutti i giorni; non di più, non di meno. Si avrebbe la possibilità, credo, di fissare quello che si vede, che si intravede, che si immagina possa accadere o che sta accadendo.
“Crop”, approfitto dell’occasione, non è una parolaccia, così come non lo è “trattamento in camera oscura” o “trattamento in camera chiara”. Tutto contribuisce al risultato finale (ascoltare le interviste ai grandi della fotografia e leggere attentamente le loro biografie, magari tra le righe, per credere).
Qualche esempio è necessario temo: mi accontenterò, per non essere troppo dettagliato (sono geloso di questo progetto), di un’immagine scattata con una full frame, di notte, senza esagerare con gli ISO, e senza fermare troppo i movimenti, sia perché il movimento è il protagonista dello scatto sia, come effetto collaterale non spiacevole, per non dover far firmare liberatorie alle decine di soggetti coinvolti.
Nel file “festeggiamento” c’è l’immagine originale, scattata in un momento di gioia, di notte, con lo scopo di fissare l’andamento complessivo della massa di persone, evitando scorci di “fanatismo” e di tifo esasperato da curva; il momento dello scatto è legato all’istinto, al colpo d’occhio, alla posizione elevata rispetto ai soggetti, al volume dei suoni e alla visione periferica.

Festeggiamento
Il risultato è stato quello di congelare una massa di persone accomunate dalla stessa felicità; sportiva, nel caso in oggetto, allo scopo di semplificare le emozioni e di non coinvolgere sensazioni più alte e nobili.
Un’immagine complessiva di movimento, dunque, ma bloccata, all’interno della quale si svolgono scene parziali e private.
Nel file “folla 1” mi colpiscono le due persone che si preoccupano, a loro volta, di immortalare qualcosa di personale dell’evento; la ragazza, forse, ha già inviato un’immagine via cellulare. Una gioia da condividere.

Folla - 1
Nel file “folla 2” c’è una sciarpa che segnala una scelta specifica di campo, una preferenza; le persone attorno sono tranquille: un padre con la bambina, un ragazzo con il braccio al collo dell’amico; insomma, una gioia pacifica.

Folla - 2
Nel file “folla 3” ben tre genitori con figli in braccio o in spalla e un gruppo di amiche che chiacchierano animatamente. Una gioia familiare.

Folla - 3
Nel file “folla 4” prevalgono le scie, il rumore e i colori delle bandiere, mescolati tra loro e a quelli della bandiera italiana. Una gioia schierata e allusiva.

Folla - 4
Nel file “folla 5” c’è un accenno di tifo a slogan: tre braccia alzate col dito puntato fanno pensare a cori contro la squadra avversaria più che a un incitamento alla propria; un tifo più duro, non ancora fanatico. Una gioia scorbutica.

Folla - 5
Per questa immagine mi sono dovuto “accontentare” di una Leica M9 con obiettivo Summicron 35mm perché… per quanto riguarda la famosa macchina fotografica ideale, molto grande, ai limiti della portabilità, con un sensore di dimensioni esagerate, a miliardi di pixel, il tutto fornito di un’ottica senza imperfezioni devo ammettere (come mi è stato suggerito in un commento alla prima parte di questa serie di articoli) che forse solo il Padreterno ha la possibilità di averla, in questo momento storico; tuttavia, rispettando le proporzioni, se c’è qualcuno che può creare uno strumento che si avvicini al modello perfetto, quel qualcuno ci sta lavorando di sicuro alla Leica e certamente ha già ben chiaro come portare a termine il progetto.
Così, almeno per la marca, ci siamo.


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Magdalena Gmur
peccato siano solo foto dei vandali che hanno distrutto l’istallazione di Palladino davanti a Palazzo Reale!!

Ovviamente è una battuta da Interista DOC!
bravo Angelo!!
chapeau !!!
contina a farsi sempre più interessante!
ottimo lavoro sul crop , che uso molto anchio avendo la fortuna di avere un sensore con molti pixel , non conosco i progetti leica per il futuro ma certamente i sensori saranno sempre piu’ grandi permettendo croppaggi di ogni genere