È vero che i megapixel vanno considerati in proporzione alla superficie sensibile, è vero che le dimensioni del sensore sono importanti, è vero che un’ottica perfetta consente dettagli inimmaginabili. È vero che bisognerebbe previsualizzare uno scatto – dopo averlo ovviamente pensato, progettato, immaginato – ed essere sempre pronti all’eventuale svolgimento dell’attimo fuggente.
Ma.
Ho provato a confondermi un po’ le idee e mi sono creato una fotocamera ideale, molto grande, ai limiti della portabilità, con un sensore di dimensioni esagerate, a miliardi di pixel, il tutto fornito di un’ottica senza imperfezioni (quelli della Leica, interpellati nella fantasia, sono stati molto collaboranti, devo ammetterlo).
Lo scopo? Cercare di fermare centinaia di attimi nello stesso istante (non più “solo” il momento decisivo, ma un insieme di momenti decisivi), scendendo al compromesso di decidere con calma dopo – e non d’istinto, prima – l’importanza di quanto registrato. Insomma, creando una “parete” fotografica con il massimo del dettaglio, croppabile a volontà in nitide immagini multiple formato A4.
Poco artistico?
Poco realistico?
Poco creativo?
È quello che vorrei capire, che vorrei sperimentare e farvi immaginare (non aspettatevi esempi stampati, per ora: li tengo per me, da egoista quale sono).
Per semplificare il primo tentativo potrei scegliere qualcosa di semplice: un luogo molto affollato, da un punto di vista opportunamente elevato, in modo da poter avere nel mirino espressioni, prospettive, movimenti ed attenzioni; per esempio la Piazza di San Pietro in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, o l’intera muraglia dei tre anelli dello stadio di San Siro al momento di una grande azione di gioco, o la folla con il naso all’insù al passaggio delle Frecce Tricolori, o una spiaggia affollata in piena estate, o una manifestazione pacifica, o un’insurrezione di massa.
In fondo non ha molta importanza, è un esperimento, servono solo molte facce, molti corpi, molte situazioni, molte emozioni, molti colori, molti gesti, tutti nello stesso istante, quello fissato dallo scatto.
Il momento dello scatto, a questo punto – per dare inizio alle combinazioni, semplificandole – può essere del tutto casuale, con la precauzione di utilizzare un cavalletto, di aspettare la luce adatta, di impostare un diaframma chiuso (massì, per ora accontentiamoci di avere tutto a fuoco) e, perchè no, un tempo veloce.
A cosa servirebbe tutto questo?
Un esercizio, importante, in attesa (se mai verrà) del dono di saper cogliere l’istante in un modo più professionale, più geniale, più complicato e più… irraggiungibile.
O in alternativa a quel dono. Una nuova interpretazione.
Pensate che bel compito da svolgere, multiplo: osservare con attenzione ogni particolare dell’immagine che ricopre la parete immaginaria (o l’immenso schermo auto-e-sempre-calibrato), senza paura di perdere dettagli negli innumerevoli crop possibili, né il famoso istante (sarebbe fissato per sempre, da qualche parte).
Crop incrociati, alterni, a soggetto e indagini millimetriche dentro sguardi, espressioni, tentativi di movimento, gesti, sovrapposizioni di piani prospettici occasionali o casuali (appiattiti o no che siano dall’ottica scelta).
Per di più si avrà l’occasione di lavorare su di un’immagine uniforme per colore, tinta ed esposizione – ad essere stati abili durante lo scatto o, perlomeno, attenti – con la possibilità di creare sequenze, progressioni, storie e svolgimenti; senza fretta, senza pressione, senza paura, provando e riprovando.
La cosa mi sta coinvolgendo molto.
Serve una pausa. Per questa volta, in attesa di scegliere singole vie di sperimentazione o, meglio, di leggere e ricavare consigli in tal senso, credo sia meglio che mi fermi e rimandi ad altre puntate lo sviluppo pratico di questo nuovo filone.
Certo la macchina fotografica adatta, per ora, la possiedo solo io, non è in commercio, Leica è molto gelosa e ha già fatto un grande sforzo a concedere le sue attenzioni almeno a me (so essere insistente quanto basta e finché basta).
P.S. L’esperimento si può anche fare con una full frame, se ci si sa accontentare, limitandosi a pochi crop (ma mi raccomando l’ottica!).
Va bene, ne riparliamo…


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Magdalena Gmur
Per me sarebbe come decretare la fine della fotografia, no non ci voglio nemmeno pensare !!!
Una possibilità in più, non in meno.
Non capisco se riporti con fare scherzoso ed ironico un “sogno” o è un esperimento che veramente vuoi condurre/conduci almeno coi mezzi finora possibili, cioè con la full frame. Ad ogni modo forse ti interesserà -se non lo conosci già- un sito di un artista e i suoi photocollages http://www.hockneypictures.com/photos/photos_collages.php che anche se non è proprio quello che dici ci somiglia molto. In maniera molto irriverente in uno dei siti dove deposito foto l’ho imitato: http://www.fotocommunity.it/pc/pc/mypics/1500835/display/21757892
Il photocollage è l’esatto contrario di quello di cui ho scritto
Mi fa pensare questa idea,
…ma…
a me sembra che alla fine non sia il fotografo che comanda ma “l’inconscio tecnologico”
non vedo ricerca da parte umana, l’essere presente nella situazione particolare, viverla, cogliere, fare una scelta e non essere guidato dl caso.
Qui si scatta e poi in seconda fase vedo cosa riesco a tirar fuori.
Un grande scatto da cui estrapolare a posteriori un qualcosa, un senso, delle emozioni, sembra a mio parere, che ci faccia diventare dei meri esecutori.
Ci sono già ora degli strumenti che ci permettono di trovare quello che tu Angelo stai cercando e sono La serie di scatti e i progetti.
Insomma, questo fatto di non pensare prima ad un’idea, un progetto non mi convince.
Che poi anche tu dici “scendendo al compromesso di decidere con calma dopo” scendendo…
Resto convinto comunque che la ricerca di nuove strade sia un bene, solo non scordando che chi fa la fotografia non è la macchina ma la persona.
Se poi diventa un divertente gioco a trovare sorprese in questo megafotogramma ci posso anche stare
A cosa servirebbe tutto questo?
Un esercizio, importante, in attesa (se mai verrà) del dono di saper cogliere l’istante in un modo più professionale, più geniale, più complicato e più… irraggiungibile.
Preferisco di no, per arrivare ad esprimersi con la fotografia non è facile richiede molto impegno e se si riuscisse è tutto merito nostro e grande soddisfazione.
Ti devo seguire di più, mi piace questo tuo fantasticare
))
Prima faccio finta di essere serio:
- l’ “Inconscio tecnologico” c’entra un po’; o era una teoria-bufala e ho letto tutto per niente?
- lo scatto non sarebbe “a caso”: si deciderebbe comunque il quando e il dove; in più, dopo, si potrebbe indagare dentro lo scatto (un’ulteriore opportunità);
- sicuramente non si dovrebbe scattare sempre in quel modo (non si dovrebbe scattare sempre in un solo modo);
- il merito sarebbe comunque nostro: fotografi-perlustratori-compositori.
Poi faccio finta di non essere serio:
- senza fantasia è tutto così monotono!
- sicuro che chi scatta la foto non sia la macchina?
P.S. Splendido il tuo sito “privato”.
Se ho capito bene – e forse non ho capito – sarebbe il trionfo del caso.
Del caso e dell’apparecchiatura che vede quel che tu, al momento, non vedi.
Invece bisognerebbe, per conto mio, tornare ai pixel del fotogramma integro, senza crop: quello è ciò che si è visto, e non ciò che, passivamente, viene a noi svelato dalla tecnologia.
Non trionferebbe il caso, anzi: il momento, l’orientamento, la situazione, i limiti dell’inquadratura apparterrebbero comunque a noi.
Ci sarebbe la possibilità, per far solo un esempio, di bloccare due momenti decisivi che avvengano nello stesso istante.
Sul fotogramma senza il minimo crop (o senza il minimo intervento in camera oscura o in camera chiara) ho sempre avuto dubbi anche nel caso di fotografi che ammiro e che studio. Certo, e sono d’accordo con te, è l’ideale irraggiungibile da inseguire sempre.
Hai ragione ma come quasi sempre negli esatti opposti c’è molta similitudine ed il collegamento mi è nato spontaneo, solo che….non l’ho scritto con chiarezza! In fondo ogni frammento di quel collage di Hockney sta ad una tua singola foto come ogni mattonella sta all’intero pavimento.
interessante esperimento ti seguo
comunque sia sei in pieno nel dominio della fotografia!
Il padreterno forse scatta fotografie in questo modo!
§Ho l’impressione che per creare la tua macchinaomnifotografica non basti la leica… devi rivolgerti un po’ più in su…
in ogni caso se fosse in commercio io la userei!!! Convinto come sono che l’interessante è quello che ci capita attorno e la scelta dell’istante perfetto è spesso una mera approssimazione nonchè una notevole botta di fortuna!
Senza scomodare il padreterno magari possiamo rivolgerci alla scienza: si potrebbe pensare di procedere per clonazione… mille repliche di noi stessi… ognuna con al collo una macchina fotografica… e via a scattare contemporaneamente i mattoncini dell’immagine globale! divertente no?