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1 – È possibile “leggere” una fotografia?

di Enrico Maddalena
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La parola “leggere” ci fa subito pensare ad un testo scritto. In questo caso abbiamo un supporto, la carta, sul quale sono impressi dei segni ad inchiostro (o uno schermo sul quale una particolare disposizione di pixel accesi e spenti produce quegli stessi segni).

Grazie ad una convenzione, il nostro cervello traduce quei segni in lettere, parole, frasi. Frasi che trasportano dei significati. Ovviamente, per giungere dai segni ai significati, dobbiamo conoscere quel codice. Se leggessimo un testo in arabo, non conoscendo quella lingua, vedremmo sulla pagina semplicemente delle arzigogolate forme lasciate dall’inchiostro e non potremmo andare oltre.

Anche una fotografia è costituita da un supporto sul quale sono distribuite delle zone chiare e scure o variamente colorate. Ma in questo caso non occorre la conoscenza di un codice per riconoscervi un albero, una casa, un volto. Un arabo, un indiano, un esquimese riconoscerebbero senza problemi quelle zone di toni e colori diversi, come cose o persone.

Allora è questo “leggere” una fotografia? Riconoscervi gli elementi reali che quell’immagine hanno prodotto?

Se fosse tutto qui, la fotografia sarebbe semplicemente una riproduzione meccanica, una impronta della realtà. Ed il fotografo sarebbe semplicemente un operatore, un artigiano in grado di usare correttamente quello strumento che è la macchina fotografica. Purtroppo per molti è così, la fotografia non è nulla di più. Costoro si fermano a leggere il “cosa”, cioè si fermano alla osservazione di ciò che era davanti all’obiettivo nell’istante dello scatto.

Basta andare su qualunque forum e leggere i commenti alle immagini. Commenti spesso molto diversi e contraddittori che danno origine a volte ad animate discussioni. Ciascuno interpreta a modo suo l’immagine, vedendovi cose che non sono nell’immagine ma nella sua mente. Mi è capitato di leggere commenti totalmente diversi sulla stessa immagine a distanza di tempo da parte della stessa persona.

La verità è che l’immagine fotografica è un segno che trasporta dei significati che vanno oltre l’oggetto fotografato. In ogni immagine non c’è soltanto ciò che era davanti all’obiettivo; c’è anche ciò che vi era dietro: il fotografo. Attraverso una immagine fotografica l’autore può trasmettere un suo messaggio preciso. Leggere una fotografia significa saper risalire a quel messaggio. E’ chiaro che perché ciò sia possibile, sia l’autore, sia il lettore debbono conoscere il “linguaggio fotografico”.

La lettura strutturale della fotografia consiste in questo: dopo aver esaminato attentamente il “cosa”, cioè il soggetto fotografato, se ne esamina il “come”, vale a dire le scelte tecniche ed espressive del fotografo.

Integrando il cosa ed il come, si riesce a risalire al “perché”, cioè al significato della foto che altro non è che l’idea del suo autore.

Altrimenti la foto diverrebbe un oggetto in grado soltanto di far scattare delle emozioni nel lettore, emozioni legate solo al ricevente, alla sua cultura, alla sua storia, al suo stato d’animo del momento, senza che sia possibile alcun contatto con chi quel segno ha prodotto.

Saremmo nelle stesse condizioni di chi osserva dei pittogrammi cinesi, non potendone ricavarne altro che delle emozioni estetiche senza ritrovarvi il messaggio di chi quel pennello con ben altre intenzioni ha mosso sulla carta.

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  • Enrico Maddalena
  • Enrico Maddalena Sono laureato in biologia ed ho una specializzazione in analisi chimico cliniche. Maggiore dell'esercito e paracadutista. Sono un maestro della FISO (Federazione Italiana Sport Orientamento) ed ho scritto dei libri. Insegno orienteering presso la facoltà di scienze Motorie della Facoltà dell'Aquila per un paio di mesi all'anno.
    Per quanto riguarda la Fotografia, ho iniziato a quattro anni distruggendo una macchina fotografica di mio padre ;-)
    A 15 anni, sfogliando una rivista di fotografia dell'Agfa di mio padre, vidi una immagine che mi affascinò e che mi fece capire cos'è la fotografia. Lessi tutti i libri di fotografia di mio padre e, finitili, cominciai ad acquistarne di nuovi (e ancora non ho smesso). Costruii, aiutato da mio padre, una camera oscura in soffitta. Negli anni ottanta iniziai a collaborare con la rivista Tutti Fotografi. Sono entrato a far parte della FIAF e sono docente DAC. Ho pubblicato per la FIAF il testo "Corso base di fotografia" ed il CD "Tecnica avanzata di fotografia". Recentemente Merlak, presidente FIAF, mi ha dato l'onorificenza di SemFiaf.
    Da qualche anno ho preso a sperimentare gli antichi metodi fotografici e sono entrato nel gruppo NAMIAS. Sono un Collaboratore del Forum della Nital e di MaxArtis. Con la FIAF faccio letture di portfolio e conferenze.
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12 commenti a “1 – È possibile “leggere” una fotografia?”

  1. Lorena Gazzotti scrive:

    Molto interessante, da approfondire. Spero che prossimamente l’autore ce ne darà la possibilità su queste pagine.

  2. Paolo Longo scrive:

    Apprezzo molto questa introduzione alla lettura strutturale.
    Effettivamente è molto interessante vedere applicata alla Fotografia qualcosa che in letteratura funziona in modo eccellente.
    Grazie!
    Mi auguro che si possano effettuare delle ‘esercitazioni’ che aiutino un po’ a padroneggiare questi criteri.

  3. pier3f scrive:

    Sarebbe interessante proporre una foto come esempio, per poter capire a fondo il metodo i criteri eccc…
    Grazie Enrico

  4. Angelo Amboldi scrive:

    Molte foto diventano autonome e si perdono l’autore per strada; è possibile. Così rimane l’osservatore, che la ricrea.

    • Enrico Maddalena scrive:

      Certo l’osservatore ci mette sempre qualcosa di suo (ed in questo è anche il pericolo delle integrazioni psicologiche che possono deviarci da una lettura oggettiva). Ma anche se di una immagine non se ne conosce l’autore, per mezzo di essa possiamo risalire a lui. Attraverso una sola immagine, possiamo risalire all’idea ed all’intenzione. Attraverso più immagini anche ai suoi “fondi mentali”. Ma ne parleremo.
      Se ne conosciamo l’autore, tanto meglio. Anche se corriamo il rischio di farci influenzare da ciò che sappiamo di lui nella lettura di quella foto.
      Ti faccio un esempio: anche i grandi fotografi non fanno sempre dei capolavori. Ma una foto banale, se firmata da un nome famoso, potrebbe apparire superiore a quello che effettivamente è.
      Un saluto

    • Angelo Amboldi scrive:

      Dunque è meglio che l’autore rimanga sconosciuto…

    • Enrico Maddalena scrive:

      Voglio dire che non è necessario conoscerlo per leggere la foto. A volte, la conoscenza dell’autore e delle sue tematiche può facilitarci a capire i suoi intenti e la sua poetica. E’ come per uno scritto: riusciamo a capire il pensiero che vi è espresso anche senza conoscerne l’autore. Ovviamente, tanto più noi sappiamo leggere e tanto più l’autore sa scrivere, tanto più facilmente la comunicazione ci arriva integra e chiara.

  5. Francesco C. scrive:

    Un ripasso generale ci voleva proprio, e mi sono fatto anche due risate, bell’articolo Enrico Maddalena.

  6. Toti scrive:

    Interessante l’articolo, anche se un elemento che condiziona spesso le foto è anche il famoso fattore “C” che, al di là dell’idea, dell’intuizione e quant’altro, fa sì che in quel preciso istante succeda qualcosa, i tempi scelti siano quelli giusti, il attivato diaframma determina un risultato eccellente. Per non parlare delle scoperte che rileva in post produzione lo stesso fotografo.

  7. Enrico Maddalena scrive:

    Ora le ho capite, leggendo gli ultimi commenti ;-D
    Enrico

  8. Enrico Maddalena scrive:

    Non so come questo commento sia finito qui. L’ho digitato su un altro post (quello sulla lettura) !?!?
    Qui le risate le capisco ;-)
    Enrico