Sandro Lombardo è un Medico Veterinario, nato e vissuto a Torino per molti anni, trasferito a Roma da dieci. Lasciamo che si racconti, in breve, e ci presenti il suo portfolio.
Sono autodidatta, ho iniziato e continuato a fotografare solo e semplicemente per passione. Catturato dal magnetismo di grandi città quali Torino, Roma, Londra, Praga, New York, concentro la mia attenzione su piccoli dettagli inaspettati, sull’atmosfera, a volte onirica, che ritrovo nel corso dei miei viaggi attraverso l’Europa e il mondo. Immagini di un cercare, di un vedere, di un rendersi conto e allo stesso tempo di un non capire…
“Manhattan street life – 2011″
Sono bastati cinque giorni per essere catturato dagli umori, dalle situazioni di uomini e donne immersi nella vita convulsa di una Manhattan. I volti e le ambientazioni sembravano cristallizzarsi spontaneamente davanti all’obiettivo, in pochi istanti. Queste immagini sospese in un’atmosfera creata da frammenti di storie che vagano tra il reportage urbano, l’esistenza concreta, il loro tempo. L’occhio diventa rapidamente attento e selettivo nel cogliere le figure imprigionate in questo comune senso del transito, dell’attraversamento, dirette verso le proprie vite così come la città le custodisce.
Sono bastati cinque giorni a far nascere l’empatia tra la città e il suo interlocutore: una rincorsa per fermare attraverso lo scatto un’atmosfera, un’aura, un’emozione singola o corale. Ora capisco perché New York è la città più amata, ritratta e fotografata dagli artisti di tutto il mondo: tutti vorrebbero fare almeno una comparsa in questo teatro di strada del vivere quotidiano, sorpresi nella luce americana.





















“Un giorno a New York” (“On the Town”), diretto da Stanley Donen e Gene Kelly nel 1949, è unanimemente considerato uno dei musical più felici della storia del cinema. Lo stesso titolo mi sembra adattissimo per il bel portfolio che ci ha sottoposto Sandro Lombardo. Perché le sue fotografie, non c’è dubbio, cantano e ballano, animate come sono dalla felicità della loro melodia visiva, e sostenute da una partitura che sa dove vuole arrivare.
La street photography è un genere pieno di rischi. A parte quelli connessi, in questi tempi paranoici, all’incolumità del fotografo. Primo tra tutti quello del bozzettismo: l’aneddoto è sempre in agguato, e sta alla “street” come il pittoresco sta al paesaggio. Parente stretto del bozzettismo è il bambinismo. Un centesimo di euro per ogni immagine di bambini in gruppo che ridono e fanno boccacce guardando in macchina (preferibilmente poveri o del terzo mondo o, meglio ancora, entrambe le cose) basterebbe a far tornare il bilancio pubblico italiano nelle grazie di Standard&Poors.
Ebbene nel portfolio di Sandro Lombardo non c’è la minima traccia di bozzettismo né di bambinismo. La sua New York non è lo sfondo, ma semmai la coprotagonista di un teatro che vede in scena un’umanità che non ha nulla di estremo né di scintillante né di deviante né di glamour né di sventurato. Un’umanità che, semplicemente e irresistibilmente, è. Anche dove viene impersonata dalla macchia gialla di un taxi in un perfetto motion blur (foto 21) o da un paio di piedi che scansano una pozzanghera (foto 1). Gli uomini e le donne (chissà perché, rare) delle fotografie di Lombardo sono spettacolari senza dare spettacolo, in un equilibrio coreografico e compositivo che denota un raffinato senso dell’inquadratura e della geometria compositiva.
A questo proposito voglio sottolineare l’estrema libertà con cui Lombardo riquadra alcune immagini, dando vita ad un insieme di formati che si fa notare (e, volendo, criticare) per la sua disomogeneità. Disomogeneità resa meno evidente dalla notevole omogeneità del trattamento in postproduzione. Le fotografie, sebbene riprese in giornate distanti tra loro e nelle più disparate condizioni di luce, presentano una continuità di valori cromatici, di contrasto e di densità che va a tutto merito del loro autore.
Un grande successo tecnico, dunque? Sì e no. Non so nulla della carriera fotografica di Lombardo, né sono riuscito a trovare altri suoi lavori in rete. Dunque non sono in grado di stabilire il suo grado di esperienza. Fatto sta che buona parte delle immagini catturate alle focali più lunghe risentono di un mosso di ripresa che, talvolta, interferisce con il mosso intenzionale (ottimamente gestito) del soggetto, indebolendolo. Non sono un fanatico delle 200 linee per millimetro. Più banalmente, penso che la comunicazione visiva (come quella verbale) non può prescindere dalla chiarezza: il mosso ha qualcosa da raccontare solo se lo vediamo in relazione con qualcosa che mosso non è. E dunque mi chiedo come mai Lombardo, pur disponendo di un ottimo apparecchio, non abbia pensato di sfruttare valori ISO più elevati, anziché sfidare le leggi della fisica usando tempi di posa spesso più lenti del reciproco della metà della lunghezza focale. So benissimo che tempi di posa più brevi avrebbero limitato il margine del motion blur creativo, ma un’immagine ben riuscita è proprio quella che sa mettere in equilibrio necessità tecniche apparentemente inconciliabili.
Vorrei concludere con una parola di apprezzamento per le coltissime citazioni che mi è parso di poter cogliere in questo portfolio. Le foto 18 e 20 sono un indiscutibile omaggio al colorista statunitense Saul Leiter. Mentre la 15 è un ironico (ma non aneddotico) tributo all’autore del libro “Son of a Bitch”, il fotografo della Magnum Elliott Erwitt.
Siamo tutti ansiosi di vedere a quale città Sandro Lombardo deciderà di dedicare il prossimo portfolio. C’è da scommettere che sarà un successo.
Nell’attesa, consiglio a chi non l’avesse visto di procurarsi “Un giorno a New York”: la scena in cui Gene Kelly, Frank Sinatra, Jules Munshin, Vera Ellen, Betty Garrett e Ann Miller fanno visita al Museo di Storia Naturale è semplicemente memorabile.
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un vero portfolio di street vero , certo Manhattan si presta molto per questo genere di foto, complimenti all’autore e alla bella lettura di Gianni, forse avrei scelto un unico formato per la presentazione orizzontale o verticale, ma poco conta solo una questione di forma.
“Un giorno a New York” splendido musical
Ho una vera passione per Manhattan e ho apprezzato moltissimo questa sequenza di immagini che, è vero, danno un senso di movimento e di “eventi quotidiani in atto” molto coinvolgente. Un’ottima serie su un particolare aspetto di New York che, come già sottolineato, contiene punti di vista possibili e spunti davvero sterminati (opposti o opponibili).
Per rimanere nell’attuale, alcune immagini mi ricordano anche lo stile di Lorenzo Dominguez (Lorenzodom), conosciuto su Flickr, che a New York ci vive, ci lavora e… scatta immagini street a più non posso, spesso da punti di vista inconsueti; una visione quasi “opposta” a quella di altri abitanti-fotografi- flickeriani quali RBudhu o Jay Fine.
Mi piace moltissimo l’uso di diverse tecniche e di angoli visuali per rendere l’atmosfera di una città complessa ed unica quanto NY! La scanzione delle immagini mi ricorda il jazz…un fluire libero e ritmato di emozioni!
..alcune sono delle chicche,tra cui la 7 ela 9,le ultime tre..ottima la lettura di Gianni..