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La 54.Biennale d’Arte di Venezia vista da un fotografo – PARTE 1

di Angelo Aldo Filippin

Appassionato d’Arte da molti anni (ho visitato tutte le edizioni della Biennale dal 1970 in poi), mi accingo da visitatore (pagante) e non da esperto o critico quale non sono, a riportarvi le mie impressioni sull’ultima Biennale. Ne nasce a parere mio una specie di guida per fotografi. In pratica segnalerò ciò che mi ha colpito dal punto di vista artistico-creativo, quanto merita di essere visitato, ma soprattutto cosa ha sollecitato il mio occhio di fotografo.

Intanto alcuni dati pratici:

  • Dove: Giardini, Castello – 30122 Venezia // Arsenale, Castello – 30122 Venezia
  • Come arrivarci: Dalla Stazione: Vaporetto Linea 2 diretto (direz. San Marco, Lido), fermata GIARDINI, 34 minuti
  • Titolo: ILLUMINATIONS – ILLUMINAZIONI
  • Apertura e Orari: 4 giugno – 27 novembre 2011
  • Orario: 10-18 (chiusura biglietteria: 17,30) chiuso LUNEDI
  • Biglietti: intero € 20 (valido per 2 sedi, quindi anche per l’Arsenale)
  • PRENOTAZIONI e info: Call center Hellovenezia 041-2424 (tutti i giorni 8,30-18.30)
  • Sito: www.labiennale.org
  • Tempo medio di visita, con pausa spuntino: 6/8 h (solo per i Giardini, quasi altrettanto per l’Arsenale)

 

Cominciamo dalla location principale, i GIARDINI. Dal tempo medio di visita indicato avrete già capito che è una esposizione vastissima e sfiancante.

A mio parere non sarà ricordata come una delle migliori Biennali, ma per noi fotografi può rivelare molti spunti e cose interessanti. Comincio proprio da una delle sorprese più gradevoli: ben 2 mostre fotografiche. Entrambi sono nel PADIGLIONE CENTRALE.

Nel piano rialzato infatti troviamo: David Goldblatt sudafricano, un giornalista-fotografo della vecchia guardia. Fotografa in bianco e nero dal 1963 la vita, la realtà e la mutazione epocale delle relazioni sociali in Sud Africa. Il taglio delle immagini è da reportage, ma la bellezza delle foto aeree di agglomerati urbani (immagini di enormi baraccopoli da lui denominate appunto, “Areals”) è straordinaria. Oppure degli scorci di Johannesburg fra baracche e quartieri alti e simboli di un consumismo solo immaginato, dei ritratti intensi e preziosi di ex-detenuti per cui, oltre il nome prende spazio in didascalia la loro storia di inutile perdizione per motivi di “banale” miseria, rivela una tale dignità di intenti, una gentilezza di sguardo che ogni frammento, anche il più crudo, possiede in sé una forza estetica disarmante.

David Goldblatt

David Goldblatt

 

Sempre nel PADIGLIONE CENTRALE fra le sale che ci avvicinano all’uscita troviamo l’altra preziosissima mostra che è dedicata nientemeno che al nostro compianto e bravissimo Luigi Ghirri. Non servono presentazioni e commenti, Ghirri è sicuramente fra i più importanti fotografi Italiani ed europei. Le opere esposte sono una trentina di piccole dimensioni ma di significativi contenuti, compresa una micro-foto formato francobollo tutta da gustare. L’unico appunto è sulla dislocazione, una lunga parete a Lui dedicata che ospita nella sala anche altri artisti ed opere seppur meritevoli ma che niente hanno a che fare con lo spirito di questo nostro poeta della fotografia.

Luigi Ghirri

Luigi Ghirri

Il titolo della 54.Biennale è “Illuminazioni”, un titolo che si presta a molte ed insolite interpretazioni e questa molteplicità di intenti si riflette con molte perplessità su ciò che ho visto. Partendo in senso antiorario dall’ingresso segnalerò come preannunciato ciò che mi ha colpito, i padiglioni offrono tutti delle curiosità culturalmente valide, ma taluni per il contenuto sono davvero imbarazzanti e rasentano l’incomprensibile, perciò eviterò di parlarvene.

Il primo (cronologicamente) Padiglione che merita una sosta prolungata è quello del GIAPPONE.

“Teleco-soup” è una grande video-installazione dell’Artista TABAIMO, si viene avvolti dallo spazio scuro, deformato da specchi incurvati che riflettono e moltiplicano le immagini animate di una cittadina giapponese apparentemente deserta che sprofonda in una marea liquida (l’Oceano). E’ un mondo rovesciato (teleco-soup significa letteralmente: “zuppa invertita”). Un disegno animato davvero bello e coinvolgente.

Il vicino Padiglione della COREA, vi stupirà maggiormente: una pietà Michelangiolesca è costruita con monumentali stampi per manichini d’artista: lo stampo è la Vergine e la figura risultante il Cristo compianto, mentre altri due esemplari lottano plasticamente a compensare la compassione e riportare il pubblico alla cruda realtà della violenza. Queste ed altre significative opere che riescono a coniugare estetica e profondità del messaggio sono dell’artista Lee Yongbaek.

Padiglione Corea

Padiglione Germania

Una cattedrale senza Déi di Cristoph Schlingensief vi accoglie nel Padiglione della GERMANIA giustamente premiato con il Leone D’Oro. Lo spazio è trasformato nell’ultimo simulacro, l’ultimo grido disperato dell’artista – morto di cancro pochi mesi prima della 54a Biennale. In questo ambiente tutto concorre a presentare in modo imponente la parabola dell’esistenza dell’artista e dell’uomo, le sue costrizioni, la dolcezza del ricordo, la bellezza di piccole cose che hanno valore solo per chi le accolse e ne fece ordinari tesori di vita quotidiana, il dolore per non comprendere la Divinità e non accettarla.

Un’altra felice sorpresa, di tutt’altro spessore e contenuto, vi attende nel Padiglione del CANADA. La prova di Steven Shearer nella sua mostra monografica strabilia principalmente per il portentoso talento, senza alcuna esitazione, per disegno, pittura, acquarello, incisione.

Nel Padiglione della FRANCIA, giganteggia l’imponente, macchinosa, costruzione in tubi innocenti di Christian Boltanski. L’Artista è molto famoso in Patria ed in Europa. Nell’installazione sono presenti: il ricordo, la memoria, l’appartenenza a un unico, deperibile genere umano, la caducità dell’esistenza, il senso della fine, che conduce – attraverso l’accettazione dell’eterno ciclo – alla rinascita continua, inevitabile, casuale e al destino sempre aperto della nuova vita. La mescolanza delle sorti, il caso che sceglie la morte di uno e la nascita dell’altro sono questioni che occupano la creatività dell’artista che le rende con intelligenza. Il display con il numero dei morti giornalieri e, nella stanza opposta, quello con il numero dei nuovi nati è simbolo troppo esplicito. Il senso di estraneità del genere umano alla gestione partecipe della propria esistenza.

Padiglione Francia

Padiglione delle Repubbliche Ceca e Slovacca

Molto affascinante invece l’operazione di recupero della memoria nel Padiglione delle Repubbliche Ceca e Slovacca. DOMINIK LANG nella grande installazione “The Sleeping City”, ricolloca e dona nuova linfa vitale alle sculture del padre Jiří, che smise di scolpire, per l’imposizione di tassativi canoni formali negli anni più bui del blocco sovietico, prima che il figlio nascesse.
Le opere, esanimi nella casa paterna, tornano a comunicare al figlio immagini di vita anteriore, vi invito a soffermarvi a lungo per esplorare gli infiniti sorprendenti particolari di un’opera che racchiude meraviglie da ogni orizzonte visivo.

(continua)

Angelo Aldo Filippin
  • Angelo Aldo Filippin
  • Marostica
  • Galleria
  • http://www.angelofilippin.com
  • Angelo Aldo Filippin, è nato nel 1948 e fotografa dai primi anni '70, vive e lavora a Marostica (Italy).

    È un profondo conoscitore delle tecniche fotografiche dedicate al monocromatico, prima in analogico ora in digitale.

    Ha sempre e principalmente lavorato in Bianco e Nero, stampando da se le proprie immagini.

    Dal 1970 al 1985 ha partecipato ai maggiori Concorsi Fotografici Italiani e Internazionali aggiudicandosi numerosi e prestigiosi premi.

    Ha al suo attivo numerose Rassegne e Mostre personali.

    Nel 2009 è stato chiamato a realizzare con 13 immagini in Bianconero il Calendario 2010 per conto di CENTROOFFSET, una delle maggiori Industrie Grafiche Italiane. Il Calendario in grande formato, intitolato "Riflessi d'Infinito" è dedicato alla Laguna Veneta con tiratura limitata a 1.500 copie ed è andato in breve tempo esaurito. Per la stessa Industria Grafica, A.A.Filippin ha realizzato anche il Calendario 2011, dedicato agli scorsi più suggestivi delle Città del Veneto.

    A.A.Filippin è rappresentato in esclusiva Internazionale da: ARTALSI GmbH - Frankfurter Tor 6 – 10243 BERLIN - www.artisla.com

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2 commenti a “La 54.Biennale d’Arte di Venezia vista da un fotografo – PARTE 1”

  1. Emanuele Minetti scrive:

    Come minimo stimolante direi!!
    Sto organizzandomi, ci andrò!
    Grazie Angelo

  2. TMax scrive:

    grazie delle dritte
    sto provando ad andarci vediamo se ci riesco!!!