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La composizione nella fotografia digitale – L’INTENZIONE

occhio

Ringraziamo la casa editrice Logos Books per averci concesso di pubblicare parte del libro del noto fotografo Michael Freeman “L’occhio del Fotografo – La composizione nella fotografia digitale”.

Supponendo già acquisite le nozioni di base della composizione fotografica (o per chi lo desidera rimandiamo ai primi capitoli del libro) iniziamo ad approfondire gli aspetti dell’intenzione e del processo creativo.

L’INTENZIONE

di Michael Freeman

II termine composizione ha una cattiva fama perché sembra rimandare a una serie di regole. (…) Le scelte compositive dipendono, quasi sempre, dall’obiettivo che il fotografo intende raggiungere. Ci sono, per esempio, fotografi che desiderano compiacere il maggior numero di persone possibile, altri che preferiscono essere originali. L’intenzione non è sempre esplicita: in molti casi si tratta solo di preferenze inconsapevoli. Eppure, prima di compiere certe scelte compositive, sarebbe opportuno riflettere su cosa si vuole ottenere.

(…)

Fino a questo momento ci siamo occupati del vocabolario e della grammatica della composizione, ma non dobbiamo dimenticare che il processo fotografico prende le mosse dall’intenzione, ovvero da un’idea generica o precisa, a seconda dei casi, del tipo di immagine che si vuole realizzare. Certo, è possibile iniziare a scattare senza avere un’idea in mente e limitarsi a reagire a ciò che ci si presenta dinanzi. È una delle sfide che ci propone la fotografia: riuscire a evitare le trappole che la semplicità del procedimento ci pone. D’altro canto, è possibile ottenere un’immagine efficace in modo quasi casuale. Ma si tratta di episodi fortuiti, e già la scelta di affidarsi alla propria capacità di reagire ai continui mutamenti della scena è in fondo una sorta di piano. Il segreto è essere sempre consapevoli di ciò che intendete fare. Non importa che l’intenzione sia solo abbozzata: anche un’idea molto vaga sarà utile a compiere le giuste scelte compositive. Le diverse possibili intenzioni possono essere suddivise in una serie di coppie antinomiche, a partire da quella più elementare, tra convenzionale e originale. Ma forse, piuttosto che di coppie, sarebbe conveniente parlare di scale, poiché ci sono molte posizioni che possono essere prese tra i due estremi.

CONVENZIONALE O ORIGINALE

Una delle decisioni più importanti da prendere è se conformarsi o meno alle aspettative del pubblico. Nei primi cinque capitoli abbiamo visto come l’uso di determinate tecniche compositive possa produrre risultati soddisfacenti. Immagini che rispettino le proporzioni della sezione aurea o la regola dei terzi, per esempio, sono considerate dalla maggior parte delle persone appropriate e calzanti. Allo stesso modo, l’uso dei colori complementari secondo le proporzioni illustrate a p. 121 produce un effetto giudicato generalmente gradevole. Ciò che è importante ricordare, tuttavia, è che un’immagine non deve essere necessariamente efficace. Il fatto di soddisfare i gusti della maggioranza non rende una cosa migliore. Una composizione presumibilmente efficace è perfetta per alcuni scopi, ma non per altri. In genere non è esaltante né rischiosa. È a questo punto che entra in gioco l’intenzione.

Se intendete mostrare qualcosa nel modo più chiaro possibile o in modo tale da renderlo attraente, allora è opportuno rispettare alcune regole. La composizione, l’illuminazione e il trattamento in generale saranno orientati verso risultati già sperimentati. Nella fotografia di paesaggio, per esempio, significa optare per un punto di vista già scelto da altri (perché se ne conosce la bellezza), per una giornata di bel tempo e per la luce dorata del tardo pomeriggio o del primo mattino. Questo è il tipo di immagine che l’editore di un depliant turistico potrebbe desiderare: una bella serie di fotografie eseguite a regola d’arte, con un buon potenziale di vendita. D’altro canto, il fatto che immagini di questo tipo siano simili a molte altre, potrebbe essere una buona ragione per evitarle e in questo caso potreste darvi da fare per trovare un trattamento originale al fine di sorprendere l’osservatore e dare libero sfogo alle vostre capacità immaginative.

Il problema è allora sapere fino a dove è possibile spingersi nella ricerca di originalità perché l’immagine non appaia artificiosa o ridicola. Di fatto, quanto più ci si allontana dal convenzionale, tanto più le scelte diventano difficili. Se intendete essere chiari e graditi, avete un obiettivo preciso da raggiungere. Inoltre, potete avvalervi delle tecniche basate sulla psicologia della percezione. Al contrario, se volete allontanarvi dalla norma e dare libero sfogo alla vostra immaginazione creativa, le definizioni diventano più confuse. Discostarsi dall’immaginario convenzionale significa allontanarsi da quello che sappiamo potrebbe funzionare e quindi, in definitiva, inoltrarsi in un territorio inesplorato: ciò che è efficace per voi potrebbe non esserlo per l’osservatore. Innanzi tutto occorre decidere fino a che punto intendete spingervi nella ricerca di una composizione non convenzionale, quindi è opportuno chiedersi se c’è una ragione valida per farlo. Quanto più vi spingete lontano (per esempio, collocando il soggetto della fotografia in un angolo) tanto più avrete bisogno di una buona ragione, altrimenti le vostre immagini appariranno inverosimili e assurde. Esistono innumerevoli “buone ragioni” e limitarsi a dire che volevate essere diversi è la meno convincente. (…) È un obiettivo debole e un modo di ragionare poco convincente. Un motivo più valido potrebbe essere la scelta di uno stile compositivo che rifletta con maggiore precisione il modo in cui il fotografo vede il soggetto (si pensi, per esempio, a Gli Americani di Robert Frank, risultato del lungo viaggio attraverso l’America compiuto dal fotografo negli anni ’50 grazie a una borsa del Guggenheim).

Per non dare l’impressione di voler difendere a priori l’originalità e l’infrazione delle regole, mi piacerebbe fornire alcune ragioni a favore del rispetto delle convenzioni. È molto facile elogiare chi tenta di essere originale, sottintendendo che il trattamento convenzionale è ordinario e meno immaginifico. In effetti, il consiglio più elementare, cercare il diverso, rischia di diventare esso stesso convenzionale. La fotografia (…)  ha la particolare tendenza a incoraggiare l’originalità. Il naturale pericolo è cercare di essere diversi per il semplice gusto di esserlo. L’originalità non è necessariamente un pregio ed è un obiettivo cui non vale la pena tendere se non si hanno una buona ragione e una certa abilità. Alcuni trattamenti sono diventati convenzionali perché, in genere, funzionano e le situazioni fotografiche che richiedono un lavoro a regola d’arte sono molto più numerose di quelle a cui si addice, per esempio, una composizione insolita.

DONNE MUSULMANE

DONNE MUSULMANE

DONNE MUSULMANE

DONNE MUSULMANE

In queste due immagini, scattate ad alcuni minuti di distanza l’una dall’altra, è particolarmente affascinante la folla di figure vestite di bianco. Ho scelto un punto di vista leggermente rialzato e un teleobiettivo che mi consentisse di schiacciare la prospettiva ed escludere tutti i particolari estranei alla scena. Il primo scatto disegna un motivo chiaro e leggibile (vedi pp. 50-51). II secondo è il risultato del tentativo di fotografare da una posizione diversa e inquadrare la bambina, uscita dai ranghi perché annoiata.

L’aspirazione a discostarsi il più possibile da ciò che è stato già fatto è viva nella fotografia più che nelle altre arti visive. Ciò deriva da due fattori: l’enorme quantità di fotografie a cui siamo esposti e la natura meccanica del processo di registrazione fotografica. La combinazione di questi due fattori fa sì che spesso scene simili producano immagini simili. Scenari e soggetti ben noti sono stati fotografati innumerevoli volte e i modi di farlo sono necessariamente limitati (pochi punti di vista canonici e alcune tecniche compositive dettate dal senso comune). La maggior parte dei fotografi non prova alcuna soddisfazione all’idea di creare un’immagine che difficilmente potrebbe essere distinta dalle altre. In una fotografia, non è possibile, come in un dipinto, scegliere in che modo rendere i dettagli o le forme. La fotocamera lavora in modo imparziale. Questa è la ragione principale che spinge i fotografi a sperimentare sempre nuove inquadrature, dal momento che la composizione è lo strumento che meglio si addice a esprimere la propria creatività.

PAGLIA PER I TETTI

PAGLIA PER I TETTI

Le giovani donne della tribù Akha, nel nord della Tailandia, tornano al villaggio alla fine della giornata, portando sulla schiena grandi fasci di paglia per i tetti. Avendo già fotografato questa scena con una luce più convenzionale, ero affascinato dall’aspetto strano che avevano le loro sagome viste dal basso e inquadrate con un teleobiettivo.

Questo ci induce ad affrontare un problema ancora più importante: che ruolo ha la sorpresa nella fotografia? Si tratta di una questione che ha attirato l’attenzione di diversi filosofi, non ultimo Roland Barthes. In questa sede, mi soffermerò sull’argomento solo nella misura in cui esso può essere utile a riflettere sull’atto fotografico. Le fotografie non manipolate mostrano innanzi tutto quello che c’è realmente in un dato posto e in un preciso momento. Quindi, a meno che il soggetto o il modo in cui viene trattato non abbiano qualcosa di speciale, c’è il rischio costante che l’immagine venga ignorata, considerata poco interessante. Jean-Paul Sartre scriveva: “Le fotografie di giornale possono benissimo ‘non dirmi niente’… Possono, d’altra parte, esserci casi in cui la fotografia mi lascia in un tale stato di indifferenza che non effettuo neppure la ‘messa in immagine’. La fotografia è vagamente costituita in oggetto…” Questo è il motivo per cui tanti fotografi vogliono evitare l’ordinario e sorprendere l’osservatore. Barthes individuava diversi tipi di sorpresa (benché non ve ne fosse nessuno di cui si preoccupasse molto) e tra questi vi sono la rarità del soggetto, la capacità di cogliere gesti che l’occhio in genere non riesce a vedere, le prodezze tecniche, le “contorsioni della tecnica” e i ritrovamenti fortunati.


Prossimamente:  REAGIRE O PIANIFICARE


L'occhio del fotografo - la composizione in fotografia

www.logosedizioni.it

  • L’occhio del fotografo – la composizione in fotografia
  • Autore: Michael Freeman
  • Pagine: 192
  • Prezzo: 14.95 euro
  • Edizione: Logos Books
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4 commenti a “La composizione nella fotografia digitale – L’INTENZIONE”

  1. TMax66 scrive:

    Consiglio la lettura!

  2. Marco scrive:

    Questo libro l’ho comprato quest’estate e lo sto leggendo molto a rilento perchè per ogni pagina c’è un argomento che riguarda la composizione. Quindi dopo aver letto ogni pagina andrebbero fatti quasi degli esercizi. L’ho trovato e lo sto continuando a trovare molto interessante :-)

  3. bass_nroll scrive:

    Freeman è in grado di rendere evidenti e di facile comprensione concetti sui quali ci si potrebbe arrovellare per mesi senza giungere a conclusioni utili!

    Grazie per la condivisione!